NAUSICAA
di Giuseppe Conte
Prima assoluta
SERATA EVENTO - FUORI ABBONAMENTO
di Giuseppe Conte
Prima assoluta
SERATA EVENTO - FUORI ABBONAMENTO
Venerdì 12 febbraio ore 21.00
NAUSICAA
di GIUSEPPE CONTE
lettura scenica
Con
Giuseppe Conte
e
Enrico Campanati
Martina Lauretta
Mariella Speranza
a cura di Sergio Maifredi
produzione Teatro Pubblico Ligure / Teatro Cavour
I CLASSICI ANTICHI
Mercoledì 28 ottobre ore 18.00
ORAZIO
Virgilio lo presentò a Mecenate, che lo accolse nel suo circolo, e da allora poté dedicarsi solo alla letteratura, sotto il segno dell’epicureismo. Il suo motto più celebre è: “carpe diem”, ovvero acciuffa il momento che fugge, vivi pienamente la vita che si scappa di mano, non confidare nel domani.
Mercoledì 4 novembre ore 18.00
OVIDIO
La lirica più leggera e galante dell’antichità; e con le Metamorfosi, è un mondo brillante, disposto ad accettare una poesia di immediata comprensione e di piacevole evasione. Nelle Metamorfosi e in qualche brano delle Heroides si manifesta un grande talento di narratore, di pittore del meraviglioso, di psicologo attento a cogliere oscuri aspetti dell'anima femminile. Ma qualcosa dovette accadere a corte (che per noi resta misterioso): il poeta cadde nell’ombra, e fu condannato all’esilio, fino alla morte, sulle sponde del Mar Nero.
Mercoledì 11 novembre ore 18.00
LUCANO
Spagnolo di nascita, fu nipote del grande filosofo Seneca. Delle sue opere è stata conservata solo la Farsaglia, poema sulla guerra civile fra Cesare e Pompeo, capolavoro dell’epica latina. Aderì a una congiura contro Nerone: arrestato, si suicidò. Insieme ad Omero, Orazio, Ovidio e Virgilio, Lucano forma una schiera di cinque grandissimi poeti che accolgono onorevolmente Dante e Virgilio nel IV canto dell’Inferno. In diversi canti infernali Dante si ispira a Lucano per plasmare un’atmosfera macabra e mostruosa.
IL RINASCIMENTO
Mercoledì 18 novembre ore 18.00
MACHIAVELLI
Con Machiavelli la letteratura e la politica si fondono in una dimensione di assoluta modernità. Il trattato sul Principe (composto probabilmente fra 1513 e ’14) è la prima riflessione sul potere e sulla politica, e sul loro sganciamento dall’etica. Il celebre motto secondo cui «il fine giustifica i mezzi» non fu mai espressamente dichiarato da Machiavelli, per quanto l’idea sia riconducibile ad alcune sue considerazioni.
Mercoledì 25 novembre ore 18.00
ARIOSTO
«Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, / le cortesie, l’audaci imprese io canto»: con questi celebri versi Ludovico Ariosto apre l’Orlando Furioso, il poema che riprende e conduce al massimo livello la tradizione della “letteratura cavalleresca” medioevale (le tre edizioni che l’autore diede alle stampe durante la sua vita sono del 1516, 1521, 1532). Il libro, che è fra i capolavori letterari di ogni tempo, ha conquistato per secoli la fantasia degli artisti, dalla pittura al cinema.
Mercoledì 02 dicembre ore 18.00
TASSO
Oltre ad aver composto il più imponente corpus di rime del Rinascimento, Torquato Tasso ha realizzato l’ultimo poema epico, che sigilla la tradizione resa grande dal Boiardo e dall’Ariosto. La Gerusalemme liberata, frutto di un lavoro lungo e faticoso, è una vera e propria “opera aperta”, travagliata da ripensamenti, dubbi, ossessioni legate al timore del Tasso di cadere nelle maglie inquisitoriali della Controriforma. L’autore, rinchiuso nel carcere-manicomio di Sant’Anna, a Ferrara, rielaborò la sua opera, riducendo lo spazio dedicato all’amore (fondamentale quello, non corrisposto, del normanno Tancredi per la pagana Clorinda), alle meraviglie e agli incantesimi (soprattutto quelli della maga Armida) per insistere con tono austero nella Gerusalemme conquistata, sugli aspetti spirituali e religiosi.
IL TEATRO
Mercoledì 09 dicembre ore 18.00
SHAKESPEARE
La tragedia e la commedia sono sommamente rappresentate da Shakespeare, il più alto scrittore teatrale di ogni tempo. Si presenteranno alcune delle sue opere fondamentali, notissimi capolavori che hanno ispirato anche numerosi artisti e musicisti lungo i secoli: soprattutto l’Amleto, Re Lear, il Macbeth, Antonio e Cleopatra, Romeo e Giulietta.
Mercoledì 16 dicembre ore 18.00
GOLDONI
Con Carlo Goldoni il teatro europeo, dominato fra Sei e Settecento dalla “commedia dell’arte”, basata su canovacci che si moltiplicano nell’invenzione sul palcoscenico, elimina ogni forma di improvvisazione, e impone il rispetto, da parte degli autori, di un testo scritto. Nel solo 1750, per sfidare il pubblico e il capocomico Girolamo Medebach, scrive 16 testi, fra i quali Il teatro comico assume anche il ruolo di fondazione di una teoria. Sul palco torna la realtà, con il suo “quotidiano parlare”, a partire dalla Locandiera fino alla Trilogia per la villeggiatura, che nel 2009 Toni Servillo riprenderà con una regia e un’interpretazione di grande successo.
Mercoledì 13 gennaio ore 18.00
PIRANDELLO
Con Luigi Pirandello (1867-1936) il teatro si apre a una dimensione straordinariamente innovativa: cade la “quarta parete”, cioè la parete trasparente che divide gli attori dal pubblico, e il pubblico viene direttamente coinvolto nella finzione scenica, perdendo il suo ruolo di testimone passivo e venendo coinvolto in un rispecchiamento della propria vita in quella agìta dagli attori sulla scena. Il mondo intero si trasforma in palcoscenico. Pirandello recupera una finzione shakespeariana, il "palcoscenico multiplo", in cui ad esempio in una casa divisa si vedono varie scene svolte in varie stanze contemporaneamente. All'interno di questa fase, spicca la trilogia composta da Sei personaggi in cerca d'autore con Ciascuno a suo modo e Questa sera si recita a soggetto.
LA POESIA MODERNA
Mercoledì 20 gennaio ore 18.00
CARDUCCI
Poeta-professore, all’Università di Bologna trasmise il senso della metrica classica e delle sue innovazioni moderne a più di una generazione di discepoli, a partire da Severino Ferrari, insieme con il quale pubblicò un’importante edizione commentata del Canzoniere di Francesco Petrarca. Le sue Rime, apparse nel 1857, costituirono un punto di snodo fondamentale verso le forme della poesía moderna, a partire dall’influsso che esercitarono sul suo più grande allievo, Giovanni Pascoli.
Mercoledì 27 gennaio ore 18.00
PASCOLI
Pascoli va considerato il tronco da cui fiorisce la poesia italiana moderna. La sua straordinaria sperimentazione metrica e strofica, che nasce sotto il magistero bolognese di Giosue Carducci, è la base di molte delle innovazioni che segnano la lirica novecentesca. Attento alle tematiche del decadentismo europeo, le coniugò con una personalissima visione del mondo e del male del vivere («La poesia consiste nella visione d’un particolare inavvertito, fuori e dentro di noi»).
Mercoledì 03 febbraio ore 18.00
MALLARMÉ
Mallarmé rivoluziona il linguaggio poetico moderno. Con lui si aprono le porte della poesia novecentesca, anche per quanto concerne il rapporto fra parola, suono, senso. Nella celebre lirica Un coup de dés jamais n’abolira le hasard le parole sono disseminate sulle pagine con effetti grafici, quasi a costruire un’architettura dinámica di pensiero e di sonorità. Tutta la poesia successiva dovrà tener conto di questa infrazione della scrittura tradizionale.
Mercoledì 10 febbraio ore 18.00
Aleksandr Puškin “inventore” della lingua russa
Aleksandr Puškin è il fondatore del canone letterario e della tradizione poetica moderna in Russia. Ha saputo conferire alla lingua parlata la dignità del linguaggio poetico: è, in un certo senso, il Dante russo. Mentre la sua prosa si distingue per un ritmo e una precisione quasi matematica, per molti versi poetica, la sua poesia è “prosaica” nel senso più alto del termine: nella sua geniale semplicità, essa trasmette l'intraducibile, rivelando le radici più profonde della coscienza linguistica russa.
Mercoledì 17 febbraio ore 18.00
Nikolaj Gogol’: fra il grottesco e la compassione
Nikolaj Gogol’ è uno scrittore straordinario che ha saputo fondere il grottesco, la satira pungente e una profonda compassione per l’“uomo piccolo” (tema introdotto da Puškin e divenuto cardine della letteratura russa). Il suo “paradiso in terra” fu l'Italia, e in particolare Roma, dove visse diversi anni e scrisse gran parte del suo capolavoro, Le anime morte, che videro la luce nelle sale del celebre Caffè Greco, frequentato fra gli altri da Giuseppe Gioacchino Belli. Il legame di Gogol’ con l’Italia è viscerale: è da questa «splendida lontananza» che egli osserva e critica la Russia con distacco e nostalgia. Ma, una volta tornato in patria, in preda a una crisi spirituale, decide di dare alle fiamme il secondo tomo del suo grande “poema in prosa”.
Mercoledì 24 febbraio ore 18.00
Fëdor Dostoevskij: l’abisso metafisico
Fëdor Dostoevskij è il “genio crudele” che si è immerso nei labirinti più oscuri e contorti dell’anima umana. Se Puškin ha creato la lingua e Gogol’ il tipo sociale, Dostoevskij ha spalancato l’abisso metafisico dentro l’uomo. I suoi personaggi sono tormentati dalle «maledette questioni» sul bene e il male, su Dio e sulla libertà, rendendolo un precursore dell’esistenzialismo. Il legame di Dostoevskij con l’Italia è profondamente intimo: fu proprio a Firenze che portò a termine il suo grande romanzo L’idiota. La sua opera è diventata il fondamento su cui è cresciuto il modernismo europeo, influenzando profondamente, oltre a Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud e Thomas Mann, lo stesso Luigi Pirandello nella sua esplorazione della frammentazione dell’io.
Mercoledì 3 marzo ore 18.00
Lev Tolstoj: il doppio volto del “mondo” e della “pace”
La parola russa «mir» possiede una dualità affascinante: significa simultaneamente “pace” (assenza di guerra) e “mondo” (l’universo, la società). Lev Tolstoj, nel suo monumentale capolavoro, gioca consapevolmente su questa ambiguità semantica. La sua epopea esprime la tensione intrinseca e secolare tra Oriente e Occidente, tra Russia ed Europa, utilizzando metodi artistici di straordinaria potenza. Il messaggio che Tolstoj affida alle sue pagine è un invito alla salvezza: non attraverso il conflitto, ma tramite l'amore, la creazione e quella che lui stesso definiva “altruismo universale”. Egli suggerisce che solo la costruzione attiva del bene e la sospensione del giudizio – la capacità di guardare l'altro senza condannarlo – potranno salvare il «mir», inteso sia come società umana sia come pace interiore e comune.
Mercoledì 10 marzo ore 18.00
Anton Čechov, metafisico dell’ordinario
Anton Čechov è il maestro della brevità che è «sorella del talento». Se Tolstoj creava mondi epici, Čechov sapeva racchiudere l’intera esistenza umana in un singolo dettaglio, come il luccichio di un coccio di bottiglia sotto la luna. La sua narrativa breve è un lavoro filigranato sull’anima, dove dietro l’ordinario si nasconde una tragedia profonda o una silenziosa speranza. Come drammaturgo, ha compiuto l’impossibile: ha rimosso l’azione esterna dalla scena, sostituendola con il ritmo interiore dei sentimenti. Le sue pièces sono fatte di pause e di parole non dette, dove i personaggi «sorseggiano il tè mentre i loro cuori si spezzano». Čechov ci ha insegnato a vedere la grandezza nelle piccole cose e a provare compassione per l’uomo nella sua quotidiana solitudine.
Mercoledì 17 marzo ore 18.00
Anna Achmatova: la maestà del dolore
Anna Achmatova è la «voce d'oro di tutte le Russie» (secondo la celebre definizione di Marina Cvetaeva), l'incarnazione vivente della dignità e della memoria. La sua grandezza risiede nella capacità di unire una cultura sterminata – portava sempre con sé tre libri fondamentali: la Bibbia, la Divina Commedia e un volume di Puškin – a un percorso artistico che va dalla lirica intima della giovinezza al più alto servizio civile. Nel poema Requiem la sua sofferenza personale di madre e moglie si trasforma nella voce di milioni di persone, imprimendo sulla carta la tragedia di un’intera epoca e trasformando il grido muto di un popolo in parola poetica monumentale. Achmatova possedeva l’eccezionale “coraggio di restare”: la sua poesia Coraggio è diventata il simbolo della fedeltà incrollabile alla patria e alla lingua materna. Non si è limitata a descrivere la storia: lei stessa è stata la Storia, dimostrando che una donna fragile può portare sulle proprie spalle il peso di un secolo, conservando una maestà regale e un amore viscerale per la Russia.
IL ROMANZO MODERNO
Mercoledì 7 aprile ore 18.00
MUSIL
Il romanzo L’uomo senza qualità, rimasto incompiuto (i primi due volumi apparvero nel 1930 e nel 1933; il terzo, postumo, nel 1943), è uno fra i capolavori della letteratura mondiale. Ulrich, il protagonista, vive alienato dal mondo “reale”, e descrive la propria condizione come una vera e propria “malattia della volontà”. Ulrich rappresenta una critica alla filosofia dei suoi compagni nella vita-romanzo, che cercano di fuggire dal mondo: egli appartiene al “gruppo degli inetti” che ha come esponenti nella letteratura italiana lo Zeno di Italo Svevo e i personaggi di Federigo Tozzi.
Mercoledì 14 aprile ore 18.00
HEMINGWAY
Con Addio alle armi (1929), Per chi suona la campana (1940), Il vecchio e il mare (1952), Hemingway conquistò un posto di rilievo nella narrativa del Novecento. Il suo stile asciutto, laconico, impersonale, fa del narratore un testimone impassibile e antiretorico degli eventi, che sfida il destino da sempre prescritto, la morte. Fra i temi intorno a cui ruota la sua scrittura sono il pericolo e il coraggio, la guerra, la corrida, in cui Hemingway riconosce le tracce di un rituale antichissimo, che simboleggia l’esistenza.
Mercoledì 21 aprile ore 18.00
GARCÍA MARQUEZ
Cent’anni di solitudine, che lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez pubblicò nel 1967, rappresenta l’opera più importante del boom sudamericano degli anni Sessanta e Settanta, ma è senza dubbio fra i capolavori della letteratura moderna su scala mondiale. García Márquez, attraverso la storia delle sette generazioni della famiglia Buendía nell'immaginaria cittadina di Macondo, costruisce un universo filtrato dal cosiddetto “realismo magico”: le storie sono realistiche, ma vengono filtrate da una fantasia fiabesca e surreale. Indimenticabile l’incipit del libro: «Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.
POESIA E PROSA DEL NOVECENTO
Mercoledì 05 maggio ore 18.00
PROUST
Alla ricerca del tempo perduto è il ciclo narrativo unitario più ampio e complesso dell’intero Novecento. Composto da sette romanzi, venne pubblicato fra il 1913 e il 1927. Al centro dell’opera stanno i temi del tempo stratificato nella memoria, della nostalgia, del ritrovamento di un ambiente aristocratico e borghese irrimediabilmente svanito, ma rivissuto nel ricordo malinconico. L’inizio famoso, «Longtemps je me suis couché de bonne heure», è stato così tradotto da Giovanni Raboni: «A lungo, mi sono coricato di buonora. Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: Mi addormento».
Mercoledì 12 maggio ore 18.00
PESSOA
Fernando Pessoa nacque a Lisbona, ma trascorse la gioventù in Sudafrica: insieme al portoghese, dunque, la sua lingua fondamentale fu l’inglese. Il tratto caratterizzante dell’opera di Pessoa è l’invenzione di decine di «eterònimi», ovvero di scrittori dotati di una vera e propria identità indipendente, con ideologie e stili molto diversi. Accanto alle opere dell’«ortònimo» Pessoa, dunque, vanno riconosciute quelle di Álvaro de Campos, Ricardo Reis, Alberto Caeiro e molti altri. Questa moltiplicazione identitaria rappresenta un punto nodale della letteratura moderna, che va interpretato anche alla luce delle proposte della psicologia, in particolare della psicoanalisi freudiana.
Mercoledì 19 maggio ore 18.00
BORGES
Ci si domanda spesso perché l’argentino Jorge Luis Borges, uno dei più celebri e più affascinanti scrittori del nostro tempo, non abbia ricevuto il premio Nobel. Lo avrebbe senza dubbio meritato, soprattutto per le sue raccolte di racconti, a partire da Finzioni (1944), che contiene fra l’altro La biblioteca di Babele, riflessione altissima sul potere della scrittura. L’immagine del Libro che contiene tutti i libri possibili ha avuto grande influenza non solo sul piano letterario, ma anche nel mondo scientifico.
a cura di Simone Regazzoni
Vivere con filosofia nasce da una domanda semplice e radicale: a cosa serve la filosofia oggi. Non come disciplina astratta, ma come strumento per attraversare l’esistenza. Fin dalle sue origini greche, la filosofia ha provato a rispondere alle grandi domande che tutti, prima o poi, ci poniamo: chi siamo, che senso ha la vita, cos’è l’amore, cosa significa essere liberi, che cos’è il mondo. Ma questo modo di intendere la filosofia non si è esaurito con l’antichità, prosegue fino a noi attraverso pensatori che, in forme diverse, e senza necessariamente essere “filosofi di professione”, hanno tenuto insieme filosofia e vita.
Partendo dalle vite di grandi pensatori, Regazzoni affronta temi universali che continuano a interrogarci. Ogni incontro è dedicato a una parola chiave, a un nodo essenziale dell’esperienza umana.
PRIMO CICLO
Qual è il rapporto tra la nostra interiorità e il cosmo? Partendo dalla prima cosmologia antica elaborata da Talete e dai pensatori che Aristotele chiamava “gli antichissimi”, i cinque incontri affrontano l’evoluzione del rapporto uomo cosmo: dall’armonia antica fino al caos contemporaneo.
Giovedì 05 novembre ore 18.00
Oceano. Il cosmo secondo Talete
Giovedì 12 novembre ore 18.00
Felicità. Vivere bene secondo Epicuro
Giovedì 19 novembre ore 18.00
Equilibrio. La tranquillità dell’anima secondo Seneca
Giovedì 03 dicembre ore 18.00
Inconscio. La psicoanalisi secondo Freud
Giovedì 10 dicembre ore 18.00
Caos. La materia secondo Pollock
SECONDO CICLO
La filosofia dei grandi pensatori è spesso pensata come il prodotto di una razionalità astratta. Partendo dall’amore platonico fino ad arrivare all’esistenzialismo sartriano, la serie di incontri intreccia biografia e filosofia, mostrando come i grandi filosofi prendano sempre spunto dalla propria esistenza, dal proprio vissuto fatto di incontri, amori, scontri, per elaborare un pensiero che, proprio per questo, è in grado di parlare a tutti.
Giovedì 17 dicembre ore 18.00
Eros. L’amore secondo Platone
Giovedì 14 gennaio ore 18.00
Libertà. La vita secondo Diogene il Cinico
Giovedì 21 gennaio ore 18.00
Forza. La morale secondo Nietzsche
Giovedì 28 gennaio ore 18.00
Linguaggio. Il mondo secondo Heidegger
Giovedì 04 febbraio ore 18.00
Esistenza. Il soggetto secondo Sartre
TERZO CICLO
Che cos’è la verità? Abbiamo un’idea scientifica di verità come oggettività, ma la filosofia ce ne offre un’altra idea. Verità come interiorità, come Natura, come esperienza vitale e viaggio avventuroso. Un percorso attraverso le avventure della verità.
Giovedì 11 febbraio ore 18.00
Confessione. La verità dentro di sé Agostino
Giovedì 18 febbraio ore 18.00
Padronanza di sé. Essere se stessi secondo Marco Aurelio
Giovedì 25 febbraio ore 18.00
Dio. La sostanza secondo Spinoza
Giovedì 4 marzo ore 18.00
Natura. La vita nei boschi secondo Thoreau
Giovedì 11 marzo ore 18.00
Avventura. Il viaggio secondo Melville
QUARTO CICLO
La filosofia contemporanea, di fronte alla crisi dei grandi sistemi, apre nuove e inedite vie per il pensiero: dal racconto autobiografico, al confronto con il pensiero orientale fino alla contaminazione con la cultura di massa.
Giovedì 8 aprile ore 18.00
Zen. Filosofia del tiro con l’arco secondo Herrigel
Giovedì 15 aprile ore 18.00
Autobiografia. La singolarità secondo Derrida
Giovedì 22 aprile ore 18.00
Cultura di massa. Il mondo contemporaneo secondo Eco